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8 novembre 1991-2021: 30 anni di cooperazione sociale

8 novembre 1991-2021: 30 anni di cooperazione sociale

Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini attraverso:

    a) la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi;

    b) lo svolgimento di attività diverse -  agricole, industriali, commerciali o di servizi - finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

 

L'8 novembre del 1991 veniva pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 381 che sanciva ufficialmente la nascita delle cooperative sociali, assegnando loro due compiti principali: la gestione dei servizi socio-sanitari e educativi e quella di favorire l'inserimento lavorativo in tutte le realtà aziendali e imprenditoriali di persone svantaggiate e fragili, invalidi, persone con dipendenze.
Un anniversario che merita di essere festeggiato non solo per il valore simbolico di questo compleanno, ma perchè proprio questa ricorrenza può rappresentare un momento di riflessione su un settore estremamente importante per il mondo della cooperazione.

Ne abbiamo parlato con la responsabile di LegacoopSociali Piemonte Barbara Daniele:

 

Quali sono stati i principali effetti della Legge 381?

La Legge 381 del 1991 è una legge speciale che, nell’ambito della fattispecie generale afferente la cooperazione, introduce elementi che disciplinano nello specifico la cooperazione sociale evidenziandone i tratti peculiari e lo scopo ulteriore di “perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale del cittadino”, caratterizzando - sin dall’art. 1 - quello che rappresenta l’essenza stessa delle cooperative sociali. Gli effetti della legge sono quindi quelli di aver disciplinato e normato un fenomeno iniziato a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 sull’onda dei grandi cambiamenti sociali e culturali, come la chiusura dei manicomi e degli orfanotrofi; anni in cui alla domanda di servizi personalizzati e di qualità le cooperative hanno risposto trovando poi riconoscimento e legittimità nella legge stessa.  

A 30 anni dalla sua entrata in vigore che bilancio possiamo fare di questa legge?

A mio avviso il bilancio non può che essere positivo, è una legge ancora attuale il cui impianto è stato mutuato in molta parte della legislazione europea di settore e da cui anche la riforma del Terzo Settore ha attinto a piene mani. Questo non significa che non ci siano aspetti che necessiterebbero di aggiornamento, come le categorie dei soggetti svantaggiati che dovrebbero essere integrate rispetto all’evoluzione della società e dei conseguenti disagi emergenti e come anche il ruolo dei volontari che dovrebbe essere ridefinito con maggiore incisività per non rischiare che diventino una categoria residuale di soci che non trovano altra collocazione nella compagine sociale, piuttosto che soci che apportano contributi valoriali e materiali ad imprescindibile integrazione del progetto cooperativo.

Quale ruolo ha la cooperazione sociale in Piemonte?

La cooperazione sociale in Piemonte gioca un ruolo determinante nella coesione territoriale e nell’infrastrutturazione sociale, collaborando allo sviluppo del territorio e alla promozione del bene comune. Autonomamente o in partnership con il pubblico, si prende cura delle fasce più fragili della popolazione - infanzia, minori, disabili, anziani, migranti - e svolge un compito fondamentale nella gestione delle politiche di inclusione lavorativa attraverso l’inserimento dei soggetti svantaggiati nel mondo del lavoro, coniugando il rispetto e le capacità professionali delle persona con le esigenze di produttività dell’impresa.

Quali sono le prospettive future per la cooperazione sociale?

Più che di prospettive, parlerei di sfide. In questi anni la cooperazione sociale non si è mai fermata, non ha mai arretrato e non lo ha fatto nemmeno durante la pandemia. Ad ogni difficoltà ha sempre risposto con energia nuova e con la forza che viene dalla passione: il futuro che si presenta è un futuro tutto da costruire in cui le cooperative avranno un ruolo tanto più da protagoniste quanto più riusciranno ad essere propositive e proattive nell’affermare le loro capacità di programmare e progettare servizi di welfare sul territorio e per il territorio, cambiando il paradigma del rapporto con il pubblico per uscire dalle logiche di gara e costruire partenariati sempre più diffusi ed efficaci.

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